Tre giornate sono sufficienti per individuare i primi tratti distintivi del nuovo Südtirol. Con Davide Possanzini in panchina, la formazione altoatesina ha scelto di ripartire da un calcio organizzato, aggressivo e basato sulla capacità dei quinti di dare ampiezza. Il 3-5-2 è il sistema di riferimento, ma la vera chiave è il modo in cui la squadra occupa gli spazi.
Il Südtirol 2026/27 nasce nel segno della discontinuità. Dopo la salvezza conquistata nella stagione precedente e l’addio a Fabrizio Castori, il club ha affidato la panchina a Davide Possanzini, legandolo alla società fino al 2028.
L’idea è quella di costruire una squadra capace di mantenere la tradizionale solidità del Südtirol, aggiungendo però maggiore qualità nella gestione del pallone e nelle uscite dalla pressione.
E dopo le prime tre giornate, i risultati stanno dando ragione al progetto: 7 punti in classifica, due vittorie, un pareggio e appena un gol subito. Un dato che racconta già molto della struttura della squadra.
Il 3-5-2 come punto di partenza
Il sistema di riferimento scelto da Possanzini è il 3-5-2. Una disposizione che permette al Südtirol di avere contemporaneamente densità centrale, ampiezza e tre uomini alle spalle della linea del pallone.
La linea difensiva può essere composta da elementi come Federico Davi, Frédéric Veseli e Marco Varnier, con Stivanello e Kofler come alternative importanti.
Ma chiamarlo semplicemente “3-5-2” sarebbe riduttivo.
In fase di possesso il sistema può trasformarsi rapidamente in una sorta di 3-2-5, con i quinti molto alti e i centrocampisti chiamati a occupare gli spazi tra le linee.
In fase difensiva, invece, la squadra può abbassarsi in un 5-3-2, creando una struttura molto compatta davanti alla propria area.
È proprio questa capacità di cambiare forma senza modificare gli interpreti a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del nuovo Südtirol.
I quinti sono fondamentali
Nel calcio di Possanzini gli esterni hanno un’importanza enorme.
Il 3-5-2 permette infatti di avere sempre un giocatore largo su ciascuna fascia, elemento fondamentale per allargare la difesa avversaria.
Zedadka, Simone Davi, Molina e Vasco Lopes rappresentano alcune delle soluzioni a disposizione per interpretare questo ruolo.
Quando il Südtirol costruisce dal basso, il quinto può rimanere molto largo per creare una linea di passaggio esterna.
Quando invece la squadra avanza, può stringersi e occupare una posizione più interna, lasciando spazio alla sovrapposizione del compagno.
È un meccanismo che serve soprattutto a creare situazioni di superiorità numerica sulle corsie laterali.
Tait e Casiraghi, esperienza e qualità
Nel cuore del centrocampo ci sono due giocatori che rappresentano l’identità della squadra: Fabian Tait e Daniele Casiraghi.
Tait è il capitano e costituisce uno dei riferimenti principali nella gestione del centrocampo.
Casiraghi, invece, ha caratteristiche differenti. È un giocatore molto duttile, capace di agire da trequartista, esterno o seconda punta, e particolarmente efficace nella conduzione del pallone.
Nel 3-5-2 può quindi diventare un elemento fondamentale per rompere la linea del centrocampo avversario.
La sua posizione è spesso difficile da leggere per i difensori: se si abbassa, porta fuori un uomo; se rimane alto, può ricevere tra le linee.
Il centrocampo come motore del gioco
Possanzini ha a disposizione un reparto molto vario.
Oltre a Tait e Casiraghi, ci sono Niklas Pyyhtiä, Marco Frigerio, Simone Tronchin, Jacopo Martini, Karim Zedadka e Salvatore Molina.
La caratteristica interessante è la possibilità di combinare giocatori con caratteristiche differenti.
Un centrocampista può abbassarsi vicino ai difensori per iniziare l’azione, mentre gli altri possono occupare le zone più avanzate.
Il principio fondamentale è evitare che il centrocampo rimanga schiacciato sulla stessa linea.
Possanzini vuole infatti una squadra verticale, capace di trovare rapidamente il giocatore libero alle spalle della prima pressione.
Costruzione dal basso: niente palloni buttati
Uno degli elementi che maggiormente distingue il nuovo Südtirol è la volontà di costruire l’azione partendo dai tre difensori.
Il portiere diventa il primo uomo della costruzione.
I tre centrali si allargano, i centrocampisti si muovono per offrire linee di passaggio e i quinti occupano le corsie esterne.
L’obiettivo è attirare la pressione avversaria per poi trovare lo spazio libero alle spalle della prima linea.
È un meccanismo che richiede qualità tecnica e soprattutto movimenti sincronizzati.
Non è un possesso palla fine a sé stesso: il pallone deve servire per creare spazio.
La pressione dopo la perdita
Un’altra caratteristica interessante è il comportamento della squadra quando perde il pallone.
La struttura del 3-5-2 consente di avere diversi giocatori già posizionati nella zona centrale.
Questo permette al Südtirol di provare a recuperare rapidamente la sfera, soprattutto quando la perdita avviene nella metà campo offensiva.
Se il recupero immediato non è possibile, la squadra può invece abbassarsi rapidamente formando il 5-3-2.
È proprio questa alternanza tra aggressione e compattezza che può diventare una delle armi principali durante la stagione.
Burnete-Merkaj: una coppia complementare
In avanti Possanzini può contare su Rareș Burnete e Silvio Merkaj, oltre a Vasco Lopes e Kenny Mixtur.
L’idea del doppio centravanti permette di avere sempre una presenza dentro l’area.
Ma i due attaccanti non devono necessariamente muoversi sulla stessa linea.
Uno può venire incontro per ricevere tra le linee, mentre l’altro attacca la profondità.
Questo crea una delle situazioni più interessanti del sistema: movimento incontro + attacco dello spazio.
E con i quinti molto alti, il Südtirol può arrivare al cross o al passaggio arretrato con diversi uomini contemporaneamente.
La fase difensiva: il vero punto di forza
Se c’è un dato che colpisce dopo tre giornate è quello relativo ai gol subiti.
Il Südtirol ha incassato una sola rete e ha mantenuto due volte la porta inviolata. Nella terza giornata ha superato il Catanzaro per 2-0, con Burnete e Mixtur decisivi nel finale.
Il 5-3-2 permette alla squadra di creare una barriera molto difficile da superare centralmente.
I tre centrali proteggono l’area, i quinti scendono sulla linea difensiva e i tre centrocampisti stringono gli spazi.
Il risultato è una squadra che concede poco spazio tra le linee.
E quando l’avversario è costretto ad attaccare sulle fasce, il Südtirol può difendersi con maggiore facilità.
Dove può migliorare?
Il progetto è interessante, ma Possanzini ha ancora molto lavoro davanti.
Lo stesso tecnico, alla vigilia della sfida contro il Catanzaro, ha sottolineato i margini di crescita importanti della squadra e la necessità di continuare a lavorare sugli aspetti ancora da migliorare.
Il principale punto interrogativo riguarda la capacità di mantenere la stessa efficacia quando sarà necessario fare la partita contro avversari molto chiusi.
Difendere bene e ripartire è una cosa; costruire gioco contro una squadra schierata dietro la linea della palla è molto più complicato.
In questo senso, la qualità di Casiraghi e la capacità dei centrocampisti di trovare l’ultimo passaggio saranno determinanti.
Il verdetto tattico di Quelli Della B
Sistema: 3-5-2
In possesso: 3-2-5 / 3-4-3
Senza palla: 5-3-2
Punto di forza: organizzazione difensiva
Uomo chiave: Daniele Casiraghi
Leader: Fabian Tait
Arma tattica: ampiezza garantita dai quinti
Da migliorare: gestione del possesso contro blocchi bassi
Il nuovo Südtirol di Davide Possanzini è una squadra che sembra avere già trovato una propria identità.
Non è soltanto una formazione che difende bene: è una squadra costruita per occupare il campo in maniera razionale, cambiare struttura durante le varie fasi della partita e sfruttare la qualità dei suoi uomini offensivi.
Dopo tre giornate, i 7 punti e il solo gol subito sono il biglietto da visita migliore possibile.
La vera sfida, adesso, sarà capire se questa solidità potrà trasformarsi in continuità.
Perché se Possanzini riuscirà ad aggiungere anche maggiore qualità negli ultimi trenta metri, il Südtirol potrebbe non essere soltanto una delle sorprese dell’inizio di campionato.
Potrebbe diventare una delle squadre più scomode da affrontare dell’intera Serie B.
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