Il centrocampista classe 2002 si è adattato alle esigenze di Francesco Tomei, arrivando a ricoprire anche il ruolo di terzino destro. Una disponibilità che racconta la crescita di un giocatore capace di interpretare più ruoli.
Nel calcio moderno la duttilità è diventata una qualità sempre più importante. Avere un giocatore capace di cambiare posizione senza perdere efficacia permette a un allenatore di avere più soluzioni e, soprattutto, di affrontare meglio le emergenze.
È il caso di Tommaso Milanese, centrocampista dell’Ascoli che in questo avvio di stagione ha dimostrato di poter essere molto più di un semplice interprete della mediana.
Dal centrocampo alla fascia destra
Milanese è nato calcisticamente come centrocampista centrale, con caratteristiche tecniche che gli permettono di giocare anche più avanti, da mezzala o trequartista. Velocità, controllo palla e capacità di muoversi tra le linee sono alcuni degli aspetti che hanno caratterizzato il suo percorso.
All’Ascoli, però, Francesco Tomei gli ha chiesto qualcosa di diverso.
A causa dell’infortunio di Manuel Alagna, Milanese è stato utilizzato come terzino destro, un ruolo decisamente differente rispetto a quello abituale. E la risposta è stata positiva: nelle prime sette gare ufficiali della stagione è sempre partito titolare, giocando sulla corsia destra della difesa. Ptime
Una trasformazione tattica che racconta bene la sua disponibilità.
Non solo adattamento
Giocare fuori ruolo non significa semplicemente occupare una posizione diversa sulla lavagna dell’allenatore.
Da terzino, Milanese deve confrontarsi con compiti difensivi, letture differenti e nuove responsabilità nella gestione della fascia. Allo stesso tempo, le sue caratteristiche tecniche possono diventare un’arma importante nella costruzione del gioco.
Il suo utilizzo sulla destra permette infatti all’Ascoli di avere un giocatore con caratteristiche da centrocampista anche in una posizione arretrata, creando un collegamento interessante tra la prima costruzione e la zona centrale del campo.
Il valore del “jolly”
È proprio qui che emerge il valore della sua duttilità.
Per un allenatore avere un giocatore come Milanese significa poter modificare l’assetto senza necessariamente ricorrere a una sostituzione. Può partire largo, accentrarsi, tornare a centrocampo oppure cambiare posizione durante la partita.
Non è un dettaglio.
In una stagione lunga, tra campionato, squalifiche, infortuni e momenti di forma differenti, avere giocatori capaci di ricoprire più ruoli aumenta le possibilità di gestione della rosa.
E Milanese, oggi, rappresenta una di queste soluzioni per Tomei.
Ma il centrocampo resta casa sua
La duttilità, però, non deve necessariamente significare rinunciare al ruolo naturale.
Lo stesso dibattito è emerso nelle ultime settimane: quanto può essere utile Milanese da terzino e quanto, invece, potrebbe dare tornando stabilmente in mezzo al campo?
Anche perché le sue caratteristiche sembrano particolarmente adatte alla zona centrale: tecnica, rapidità, dribbling e capacità di giocare tra le linee.
La soluzione potrebbe quindi essere proprio quella di sfruttare entrambe le possibilità: un centrocampista capace di diventare terzino quando serve, ma senza perdere la propria identità calcistica.
Una crescita che parte dalla disponibilità
C’è poi un aspetto che va oltre i numeri.
Milanese ha già vissuto esperienze importanti: dalla crescita nel settore giovanile della Roma fino al debutto europeo e al primo gol con la prima squadra giallorossa, passando per l’esperienza in Serie B con l’Alessandria e quelle successive con Venezia, Ascoli, Carrarese e Cremonese.
Oggi, a 24 anni, la sua duttilità può rappresentare un ulteriore passo nella maturazione.
Perché nel calcio non è sempre il ruolo a definire un giocatore. A volte è proprio la capacità di adattarsi alle necessità della squadra a renderlo più prezioso.
E Tommaso Milanese, all’Ascoli, sembra aver trovato proprio in questa caratteristica una delle sue armi più interessanti.
