Un sinistro magico, 13 gol direttamente da calcio d’angolo e una maglia, quella del Catanzaro, diventata una seconda pelle. La storia di Massimo Palanca è una delle più romantiche della Serie B.
Ci sono calciatori che vengono ricordati per i trofei conquistati. Altri per i numeri. E poi ci sono quelli che diventano leggenda di una città.
Massimo Palanca appartiene a quest’ultima categoria.
Nato a Loreto nel 1953, Palanca ha costruito gran parte della sua carriera legando indissolubilmente il proprio nome al Catanzaro, diventando per i tifosi giallorossi molto più di un semplice attaccante.
IL SINISTRO CHE SEMBRAVA MAGIA
Palanca aveva un’arma che lo rendeva diverso da tutti gli altri: il piede sinistro.
Il suo modo di calciare era particolare, quasi irripetibile. Ma soprattutto c’era quella specialità che lo avrebbe consegnato alla storia: il gol direttamente da calcio d’angolo.
Nel corso della sua carriera sono 13 le reti realizzate direttamente dalla bandierina, una statistica che ancora oggi contribuisce a rendere unico il suo personaggio.
Da lì arrivò anche il soprannome:
“Piedino d’oro”.
Un piede piccolo, appena 37 di numero, ma capace di imprimere al pallone traiettorie che per i portieri sembravano impossibili.
CATANZARO, CASA SUA
Palanca arrivò al Catanzaro nel 1974.
Fu l’inizio di una storia destinata a durare per anni.
Con la maglia giallorossa riuscì a conquistare la Serie A e a diventare uno dei protagonisti più importanti della storia del club calabrese.
Nella stagione 1977/78, in particolare, Palanca fu il capocannoniere della Serie B con 18 reti.
Era una Serie B completamente diversa da quella che conosciamo oggi: stadi pieni, trasferte interminabili, campi difficili e un calcio ancora profondamente legato alla provincia.
E in quel calcio Palanca era perfettamente a suo agio.
LA PARTITA CHE DIVENTÒ LEGGENDA
Il momento destinato a entrare per sempre nella memoria del calcio italiano arrivò il 4 marzo 1979.
Allo Stadio Olimpico si giocava Roma-Catanzaro.
Finì 1-3.
Tutti e tre i gol del Catanzaro furono segnati da Palanca.
Una tripletta incredibile, resa ancora più speciale dal fatto che uno dei tre gol arrivò direttamente da calcio d’angolo.
Quel pomeriggio il nome di Palanca uscì definitivamente dai confini della Calabria.
Ma per Catanzaro era già molto di più.
Era il suo numero 11.
Era il giocatore capace di inventare qualcosa quando gli altri non riuscivano nemmeno a immaginarlo.
UN’AVVENTURA ANCHE LONTANO DALLA CALABRIA
Dopo gli anni straordinari con il Catanzaro arrivarono anche le esperienze con Napoli, Como e Foligno.
Ma il legame con il Catanzaro era troppo forte.
Nel 1986 Palanca tornò in giallorosso e contribuì immediatamente alla promozione dalla Serie C1 alla Serie B, segnando 17 gol in 29 partite.
Rimase poi a Catanzaro fino al 1990, chiudendo la propria esperienza con il club con 331 presenze e 115 gol in campionato, mentre considerando tutte le competizioni arrivò a 367 presenze e 137 reti.
Numeri che spiegano soltanto in parte ciò che Palanca rappresentò per la città.
QUANDO UN CALCIATORE DIVENTA IDENTITÀ
La grandezza di Palanca non sta soltanto nei gol.
Sta nel rapporto costruito con una piazza.
Catanzaro lo ha adottato e Palanca ha ricambiato quell’affetto diventando una delle figure più amate della storia sportiva della città.
Nel 2023, proprio per il legame costruito nel corso degli anni, è stato anche nominato cittadino onorario di Catanzaro.
Una conclusione perfetta per una storia iniziata quasi cinquant’anni prima.
IL CALCIO DI UNA VOLTA
Raccontare Massimo Palanca significa raccontare anche una parte della Serie B romantica.
Una Serie B nella quale un ragazzo con un sinistro fuori dal comune poteva diventare l’idolo assoluto di una città.
Una Serie B fatta di bandiere, numeri 10 e numeri 11, trasferte in treno, stadi pieni e giocatori capaci di rimanere per sempre nella memoria dei tifosi.
Palanca non è stato soltanto un grande attaccante.
È stato uno di quei calciatori che hanno trasformato il calcio in un ricordo.
E ancora oggi, quando a Catanzaro si parla di quel sinistro e di quei gol impossibili, il tempo sembra tornare indietro.
Perché certe leggende della Serie B non smettono mai di segnare.
