Dopo aver contribuito alla salvezza del Lecce, Walid Cheddira è ripartito dalla Serie B. Il Napoli lo ha ceduto a titolo definitivo all’Avellino, mentre il club salentino ha scelto di non esercitare il riscatto. Una storia che fa discutere: perché un attaccante reduce da un’esperienza positiva in Serie A è finito nuovamente in cadetteria?
Ci sono trasferimenti che fanno riflettere, soprattutto quando riguardano giocatori che sembravano aver ritrovato la propria dimensione. È il caso di Walid Cheddira, passato nel giro di pochi mesi dalla lotta salvezza in Serie A con il Lecce a una nuova avventura in Serie B con l’Avellino.
Una domanda, a questo punto, è inevitabile: com’è possibile che un attaccante reduce da un’esperienza positiva nel massimo campionato abbia dovuto ripartire dalla cadetteria?
Non si tratta di mettere in discussione le ambizioni dell’Avellino, che ha scelto di puntare su un centravanti con esperienza e voglia di rilanciarsi. Il punto è un altro: capire perché il percorso di Cheddira, dopo una stagione importante per il Lecce, non sia proseguito in Serie A.
Lecce, un’esperienza che aveva lasciato segnali positivi
Arrivato nel Salento nel gennaio 2026, inizialmente dal Napoli e dopo la prima parte di stagione trascorsa al Sassuolo, Cheddira si è inserito in una squadra impegnata nella difficile corsa alla salvezza.
L’attaccante ha contribuito al raggiungimento dell’obiettivo, trovando tre gol pesanti nel finale di stagione. Un rendimento che aveva riacceso l’attenzione sulle sue qualità e sulla possibilità di confermarlo anche per il campionato successivo.
Cheddira aveva portato caratteristiche precise: fisicità, attacco della profondità, disponibilità al sacrificio e capacità di lavorare per la squadra. Non soltanto un centravanti chiamato a finalizzare, ma un giocatore in grado di offrire soluzioni differenti al reparto offensivo.
Anche il suo allenatore, Eusebio Di Francesco, ne conosceva le caratteristiche, avendolo già avuto a disposizione in precedenza.
Insomma, il bilancio dell’esperienza salentina aveva offerto elementi per considerare una possibile conferma.
Perché il Lecce non lo ha riscattato?
La risposta più concreta riguarda il mercato.
Cheddira era arrivato in prestito dal Napoli con un diritto di riscatto fissato intorno ai 4 milioni di euro. Il Lecce ha scelto di non esercitare l’opzione entro la scadenza prevista a giugno, facendo così rientrare il giocatore a Napoli.
La decisione non dimostra necessariamente una bocciatura tecnica. In un mercato condizionato da budget, strategie e valutazioni complessive sulla rosa, il prezzo del cartellino può incidere quanto il rendimento sul campo.
Il club salentino ha quindi rinunciato a investire quella cifra per assicurarsi definitivamente l’attaccante. Una scelta legittima, ma che lascia aperta una riflessione: dopo il contributo offerto nella corsa salvezza, Cheddira avrebbe potuto rappresentare ancora una risorsa per il Lecce?
Non è possibile sapere se una sua eventuale permanenza avrebbe garantito risultati migliori. È però legittimo chiedersi se il valore dimostrato nei mesi in giallorosso meritasse un approfondimento prima di separarsi definitivamente da lui.
Dal Napoli all’Avellino: la Serie B come occasione di rilancio
Dopo il mancato riscatto, il Napoli ha valutato il futuro del giocatore e il 28 agosto 2026 lo ha ceduto a titolo definitivo all’Avellino per una cifra riportata intorno ai 2,5 milioni di euro.
Il trasferimento ha consegnato a Cheddira una nuova opportunità in un ambiente ambizioso, con l’obiettivo di ritrovare continuità e tornare protagonista.
La Serie B, del resto, non è un territorio sconosciuto per l’attaccante. La sua stagione più brillante risale al 2022-2023, quando con la maglia del Bari realizzò 17 gol in campionato e conquistò anche spazio nella nazionale marocchina, partecipando al Mondiale in Qatar.
Quella stagione aveva alimentato aspettative importanti. Negli anni successivi, però, le esperienze con Frosinone, Espanyol, Sassuolo e Lecce non gli hanno consentito di mantenere lo stesso livello di continuità.
L’Avellino ha deciso di scommettere su di lui proprio per provare a riportarlo ai livelli migliori. Una scelta che potrebbe rivelarsi vantaggiosa per entrambe le parti: il club acquista un attaccante con esperienza, mentre il giocatore trova un contesto nel quale provare a riconquistare centralità.
Il paradosso del mercato: in Serie A non basta dimostrare di essere utili
La vicenda Cheddira mette in evidenza una dinamica ricorrente nel calcio italiano. Un giocatore può contribuire concretamente a un obiettivo importante, come la salvezza, senza per questo trovare automaticamente una nuova sistemazione nella stessa categoria.
Il rendimento di pochi mesi non è sempre sufficiente a modificare una valutazione di mercato costruita su più stagioni. Pesano l’età, il costo del cartellino, le caratteristiche tattiche, le alternative disponibili e le prospettive economiche dell’operazione.
Cheddira, a 28 anni, non è un giovane da aspettare, ma neppure un attaccante senza possibilità di rilancio. Il suo passato a Bari dimostra che sa essere decisivo in Serie B; l’esperienza con il Lecce ha mostrato che può dare un contributo anche nella lotta per non retrocedere in Serie A.
La domanda, dunque, non è se sia un giocatore da Serie A o da Serie B in assoluto. È se il suo rendimento recente e le sue caratteristiche avrebbero meritato un’altra opportunità nel massimo campionato.
Avellino, adesso la parola passa al campo
La risposta definitiva non arriverà dalle cifre del trasferimento né dalle discussioni sul mancato riscatto. Arriverà dal rendimento di Cheddira con la maglia biancoverde.
L’Avellino gli offre la possibilità di ritrovare continuità, segnare e dimostrare di poter essere ancora un attaccante determinante. Per il giocatore, la Serie B può diventare un trampolino di rilancio, non necessariamente un passo indietro definitivo.
Per il Lecce resta invece una valutazione di mercato: la scelta di non investire circa quattro milioni per il riscatto va letta nel quadro delle strategie societarie, ma il contributo dell’attaccante nella corsa salvezza rende comprensibile il dibattito tra i tifosi.
Dalla Serie A alla Serie B in pochi mesi: un percorso che sorprende, ma che non chiude le porte al futuro. Cheddira ora ha una nuova maglia e una nuova sfida. Se tornerà ai livelli di Bari, l’Avellino avrà fatto un investimento importante e il centravanti potrà dimostrare che la sua storia nel calcio italiano ha ancora capitoli da scrivere.
E allora il vero interrogativo resta: il mercato ha semplicemente seguito le sue logiche oppure Cheddira meritava un’altra occasione in Serie A?
fonte: leccehub.it
